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Sōchin (壯鎭)

I'm learning Sōchin (壯鎭). What the heck is Sōchin? It's a kata. It's a Karate-do thing. Never mind what a kata is or what Karate-do is, watch this video. :-)

And not, I don't even remotely resemble Valdesi.

Banche

Ma le banche inviano i bonifici in calesse? No, perché non si spiega altrimenti il tempo che impiegano…

Università italiana in lacrime

Oggi l'Università italiana protesta per i tagli ai fondi per la Ricerca operati dalla mano di questo governo. La novità, rispetto alle “normali” proteste di questo tipo, sta nel fatto che a dichiararsi apertamente contro l'azione di governo sono le massime istituzioni accademiche, il Rettore Giulio Ballio ed il Senato Accademico. Ho studiato Ingegneria al Politecnico di Milano e, per quanto non abbia mai fatto mancare le mie critiche all'Ateneo, oggi mi sento vicino a tutti gli studenti, i ricercatori ed i professori del “Poli”, Rettore in testa.

Oggi la protesta si è palesata in modo plateale con un messaggio che ha sostituito la home page del Politecnico e con una lettera del Rettore indirizzata agli allievi. Vi invito a leggerla, ne vale la pena se vi interessa conoscere lo stato delle nostre università.

È stato pure pubblicato un rapporto (attenzione: PDF) che mostra in breve quali sono le vere cifre relative al rapporto tra spesa per la ricerca in Italia ed effettiva “efficienza” rispetto agli altri attori mondiali.

Per conservare memoria di questo triste momento della nostra storia mi permetto di tenere copia del file PDF qui sul mio blog, che sarà perciò raggiungibile anche quando sparirà dal sito del Politecnico. Ad ogni modo vi chiedo di scaricare l'originale dal sito dell'ateneo per far aumentare il numero di clic.

Per lo stesso motivo riporto qui integralmente la lettera di Giulio Ballio.

Cara Allieva, Caro Allievo,
In questi ultimi due anni stiamo assistendo a una campagna denigratoria, sempre più intensa e aggressiva, nei riguardi dell’Università italiana e di tutti coloro che onestamente vi operano.
È una campagna che rischia di demotivare profondamente tutti noi e soprattutto quei giovani che vi sono entrati da poco o che desiderano entrarvi.
È una campagna che può indurre legittimi dubbi in Voi e nelle Vostre famiglie.
Spesso le persone che incontro mi chiedono se è reale il quadro che viene rappresentato dai molti interventi riportati dai media, oppure se stiamo assistendo, forse senza rendercene conto, a un attacco teso a sfiduciare le università statali.
Appare legittimo il dubbio che vi sia il desiderio di sostituire l’università pubblica con un sistema privato, devastando le aspettative di più di un milione e mezzo di famiglie italiane.

Noi, che siamo allo stesso tempo insegnanti e ricercatori, ci sentiamo profondamente offesi perché ci si vuole delegittimare proprio di fronte alla comunità che abbiamo scelto di servire col nostro lavoro e con i nostri sacrifici.
Questi tentativi di delegittimazione fanno male a tutti noi che crediamo nell’università, che vi lavoriamo per formare e per traghettare Voi giovani dalla scuola secondaria al mondo del lavoro, per fare ricerca e servire il nostro Paese in cui ancora crediamo. Ci fanno perdere l’entusiasmo, ci spingono a fare il minimo richiesto, ci allontanano dalla voglia di operare in un servizio che abbiamo scelto e in cui ancora crediamo. Vogliamo reagire soltanto perché, altrimenti, faremmo il gioco di chi ci vuole distruggere privandoci di quella libertà che, sola, permette di fare ricerca e insegnare a Voi giovani.

In questi giorni si parla di agitazioni dei ricercatori, di richiesta di sospensione delle lezioni, di volontà a non tenere insegnamenti, di rivendicazioni da parte di persone che possono sembrare fortunate perché hanno ancora un lavoro, ma alle quali si sta togliendo quella speranza che li aveva spinti a rinunciare ad attività più remunerative per iniziare quel lavoro che a noi, più vecchi, è sempre parso il più bel lavoro del mondo: fare ricerca e contemporaneamente insegnare ai più giovani.

Le aspettative di carriera dei più giovani sono deluse. Da più di tre anni non sono banditi concorsi per passare da ricercatore a professore associato e da associato a professore ordinario e non si può ragionevolmente prevedere il numero di anni che dovranno ancora passare prima che questi concorsi vengano banditi. Per non invecchiare senza speranza molti giovani valenti stanno vincendo concorsi per posizioni di professore in università straniere e coloro che vanno via non sono sostituiti da colleghi stranieri che desiderino venire a lavorare in Italia.
Ci viene impedito di fare ricerca con colleghi stranieri anche se riusciamo a farci finanziare da enti pubblici o privati perché un nuovo dispositivo legislativo prescrive di spendere in missioni di lavoro meno della metà di quanto speso nel 2009.
Ci viene impedito di continuare a offrire una formazione finora apprezzata dal mondo del lavoro perché un recente decreto ministeriale impone una riduzione di insegnamenti e corsi di laurea, indipendentemente dal numero di allievi iscritti. Forse il nostro Ateneo sarà costretto a ridurre le immatricolazioni oppure a chiudere attività didattiche che fino ad oggi hanno soddisfatto le esigenze dei territori in cui il Politecnico è presente.
Ci viene proposto un Disegno di Legge che, seppur necessario, presenta alcuni punti critici:

  • l’imposizione di forme di governo dell’Ateneo molto diverse da quelle da noi adottate nell’ultimo decennio che ci hanno permesso di crescere nella reputazione internazionale
  • l’obbligo di assumere docenti provenienti da altre Università in un paese che fa di tutto per contrastare la mobilità a causa della carenza di servizi erogati
  • pesanti incertezze sul destino dei giovani ricercatori che lavorano con noi per la mancanza di una programmazione nella progressione delle loro carriere
  • scarsa attrattività della carriera accademica per le nuove generazioni poste di fronte a una serie di contratti a tempo determinato che aumenta il loro senso di precarietà.

L’approvazione di una legge che non tenga conto di queste criticità e di un programma pluriennale di finanziamento all’Università rischia di produrre una situazione anche peggiore dell’attuale.
Come si fa a gestire un Ateneo o a fare una programmazione adeguata quando ancora oggi non si conosce l’ammontare del finanziamento statale del Politecnico relativo all’anno 2010?

Questa lettera nasce proprio dal desiderio di condividere con Voi questi sentimenti, di chiedere la vostra comprensione, di cercare la vostra solidarietà. Tutti noi del Politecnico vogliamo continuare la missione che da quasi 150 anni ci è stata affidata, ma non possiamo essere lasciati soli in balia di chi sta usando una falciatrice per fare di tutta l’erba un fascio, incurante di tagliare in un solo passaggio l’erba secca, quella verde e i fiori già cresciuti. È proprio la capacità di distinguere il grano buono dalla gramigna che, insieme a Voi, indipendentemente da ogni fede politica, vorremmo chiedere a questo nostro Paese. Vogliamo che non sia distrutto quanto di buono abbiamo, chiediamo con forza che si investa anche su quanto c’è di buono per renderlo ancora migliore.

Probabilmente molti di Voi si stanno ponendo un certo numero di interrogativi quali ad esempio: Cos’è l’autonomia dell’università? Le università sono tutte uguali? Chi sostiene economicamente le università? Perché i docenti fanno ricerca? Quali sono i doveri che la legge impone ai docenti universitari? Come si recluta un docente universitario? La ricerca italiana è così di basso livello come viene dipinta? È vero che le nostre università sono molto indietro nelle classifiche internazionali? I baroni esistono ancora? Il cosiddetto 3+2 è una iattura? Cosa vuol dire titolo legale?

A queste e ad altre domande, che potrete propormi scrivendo a comunicazione@polimi.it, sarà data una risposta sul sito Polimi nelle prossime settimane.

Cordiali saluti
Giulio Ballio

La lotta per stare bene

Comincio a pensare che, quando ci si ammala seriamente, una buona soluzione possa essere la preghiera. Oppure ci si può rivolgere a qualche sciamano.

Affidarsi ai medici, invece, può risultare — un tempo avrei detto “a volte”, ma ormai penso “spesso” — solo un inutile spreco di tempo, che prolunga la malattia in un'agonia senza fine.

This man doesn't speak in my name!

Story repeats again: the BBC reports Mr. Berlusconi “best” quotes in an article titled “In quotes: Berlusconi in his own words“.

I only want to point out that this person doesn’t speak in my name and neither does he represent me in any sense.

Holiday!

Next week I’ll be away on holiday, finally! It’s only one week, but better than nothing. I’ll be back on line Monday the 14th of July.

Ciao!

Vacanze!

Finalmente vado in vacanza, per una sola settimana, ma è meglio di niente.

Tornerò on line Lunedì 14 Luglio.

Ciao!

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