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Avatar

Paolo | 01/02/2010 | 1:56

Locandina del film Avatar

Alla fine sono andato a vederlo.

Dare un giudizio sul film è difficile, perché gli aspetti tecnici e tecnologici sono talmente “importanti” da lasciare poco spazio per il resto.

Partiamo dagli aspetti tecnici. Il film è un autentico capolavoro di animazione tridimensionale. Tutto quello che si vede è reale, l’occhio è completamente ingannato e non si percepisce nulla di finto, neppure nei primissimi piani dei volti o delle mani. La foresta, l’acqua, il fuoco e tutti gli altri elementi naturali sono digitali ed assolutamente credibili. Per chi ha visto “Episodio 1″, tanto per dare un’idea, non c’è paragone: la stessa distanza passa tra Mary Poppins e Terminator. Il punto è che si possono produrre effetti digitali sempre migliori, e lo si nota, ma in Avatar non si nota più che sono effetti digitali, è tutta un’altra cosa.

Il 3D invece ha un po’ deluso. È perfetto, ovviamente, come il resto del comparto grafico, al punto che al lancio di una granata in direzione del pubblico mi sono automaticamente scansato, il che mi ha davvero colpito (l’effetto 3D, non la granata :-) ). Tuttavia si vede che è poco usato, aggiunge davvero poco, mentre il promo di Toy Story 3, proiettato prima di Avatar, sembrava basato sul 3D e la sceneggiatura ne tiene conto. Come pure “Alice in Wonderland” di Tim Burton sembra sfruttare meglio questa tecnologia, almeno dal promo.

Andatelo pure a vedere in 2D, in questo film non è la terza dimensione che stupisce, bastano le prime due, e avanzano.

Al di là della computer graphics, la regia è valida così come l’interpretazione degli attori, nulla da dire. In particolare rivedere Sigourney Weaver è stata un’emozione… A 61 anni è sempre la splendida “dura” di sempre, con qualche ruga, il che non guasta affatto in epoca di pietose settantenni col lifting…

Veniamo alle dolenti note, come direbbe Dante: al di là degli aspetti tecnici tutti, il film fa pietà. La sceneggiatura non regge, è di una banalità sconvolgente. Qualcuno ha ironicamente chiamato Avatar “Balla coi Puffi”, il che è un insulto per “Balla coi Lupi”, ed anche per i Puffi che nella loro scarsezza grafica sono stati tuttavia molto originali.

In Avatar di originale non c’è nulla: i personaggi hanno una psicologia elementare, i cattivi sono cattivi, anzi cattivissimi, e i buoni non hanno dubbio alcuno: duri e puri! Persiste inoltre il fastidioso “politically correct” di impronta statunitense, che fa sostituire al “ti amo” un “ti vedo” che se da un lato è un guizzo di novità, dall’altro si capisce che è stato messo lì per non tirare in ballo il sesso neanche di striscio (ma l’amore ed il sesso sono la stessa identica cosa? bah…).

Alla fine tutto è bene quel che finisce bene, ovviamente: i buoni, dopo un momento di crisi, trionfano alla grande, e i cattivi perdono e se ne vanno. Evviva!

Le tematiche ambientaliste sono trattate superficialmente, il punto è: gli umani sono cattivi cattivi perché vogliono abbattere gli alberi dei poveri nativi. Che sono buonissimi, perché sono nativi. Il buon selvaggio ritorna, come una minestra rancida.

Per chi ama la tematica della salvaguardia dell’ambiente e non l’avesse già visto, consiglio caldamente “La principessa Mononoke”, capolavoro di Miyazaki.

Tornando ad Avatar, le ultime scene, con l’immancabile duello personale tra i due protagonisti, nel bene e nel male, è preso da un episodio di A-Team: ci manca solo un “adoro i piani ben riusciti”, e poi c’è tutto.

Per non fare la figura di quello con la puzza sotto il naso aggiungo che ho trovato due o tre buone idee, non originali ma diciamo poco sfruttate e ben realizzate. La prima buona idea è quella di un pianeta vivente, in cui gli alberi formano una rete neurale davvero pensante, come un cervello. È di Asimov, quest’idea, non di Cameron, ma è ben resa dal regista e mi è piaciuta.

Poi c’è l’idea di avere la popolazione dei Na’vi, gli umanoidi blu, leggermente più grandi degli umani, il che rende più interessante il rapporto tra le due popolazioni.

Mi è pure piaciuta l’idea che quasi tutti gli esseri su Pandora dispongono di un “terminale” per connettersi tra loro e con il pianeta a livello neurale: ricorda un po’ Matrix, l’ho trovato convincente nell’economia del film.

Conclusione: se vi interessano gli effetti speciali è un film imperdibile, altrimenti tenete in tasca i soldi.

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La somma dei giorni

Paolo | 05/04/2009 | 19:59

Copertina del libro "La somma dei giorni"

Oggi è decisamente giornata di scrittura: tre post in un blog solitamente molto silenzioso.

Ho appena finito di leggere l’ultimo romanzo di Isabel Allende, La somma dei giorni, che è in realtà un’autobiografia o, per essere più precisi, la cronaca di quel che è accaduto negli ultimi vent’anni non solo a lei, ma a tutta la sua famiglia. È una famiglia molto numerosa, con figli acquisiti da precedenti matrimoni, nipoti, amanti e, al centro della tribù, la “castellana” Isabel.

Con i precedenti capolavori questo libro condivide la scrittura cristallina della Allende, divertente ed ironica, mai pesante anche nei momenti più drammatici, che fa emergere con naturalezza i sentimenti forti che albergano nel suo cuore e, apprendiamo, nel cuore di chi le sta accanto.

Il romanzo ha la forma narrativa della lettera, scritta alla figlia Paula, morta di porfiria nel 1992, che sempre l’accompagna nella sua vita e la guida nei momenti difficili. Uno spirito, presente e reale come quelli del suo primo romanzo, La casa degli Spiriti, e che ha dato l’impronta ad un po’ tutta la sua produzione letteraria.

Perché leggere l’autobiografia di Isabel Allende? Molto semplice, perché è divertente, ricca di episodi curiosi e romanzati ad arte in modo tale da mantenersi perfettamente verosimili senza diventare mai noiosi o scontati.

Inoltre, per chi ha qualche problema in famiglia, la lettura di “La somma dei giorni” rappresenta anche un’esperienza catartica. Non vi potrà mai capitare (spero!) che vostro figlio si sposi con una splendida ragazza, che abbia tre bellissimi bambini, e che poi sua moglie si innamori di… un’altra donna e decida di divorziare, con i bambini affidati una settimana al padre e l’altra alle due madri!

A tutti coloro che amano provare emozioni dalla lettura di un libro consiglio dunque quest’ultimo, come pure tutti glia altri, di Isabel Allende che scrive un tomo all’anno e non delude davvero mai le aspettative. Cosa ci stai preparando in questo momento?

Lunga vita, Isabel!

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I see angels…

Paolo | | 18:23

Hera: the first mother

È finita! Battlestar Galactica, secondo me la più bella serie televisiva di fantascienza mai prodotta, la trasmesso il suo ultimo episodio qualche giorno fa. La conclusione della serie, di cui non scrivo nel dettaglio per non rovinare il finale a chi non avesse ancora visto gli ultimi episodi, mette la parola fine a tutti (o quasi) gli interrogativi che via via si erano andati formando. La chiusura riguarda la bellissima bambina di cui vedete la foto qui affianco che, come si era già capito, riveste un ruolo fondamentale e per questo motivo è stata oggetto di molte contese durante le passate stagioni della serie.

Quel che mi è piaciuto di più in Battlestar Galactica è stato un tuffo nei temi della fantascienza classica, quella che fa letteratura e non semplicemente romanzetto d’appendice: una forte caratterizzazione psicologica dei personaggi protagonisti delle vicende narrate, come nella saga di Dune (il capolavoro di Herbert, non i vari film), dalla quale trae anche il tema religioso, che non è un’appendice ma parte integrante dell’universo umano… e non solo umano, a quanto pare!

Un altro aspetto, che mi ricorda invece Asimov, è la narrazione di ampio respiro, che abbraccia millenni ed è attenta non ai singoli individui (l’espediente dei cloni in primis ne è indizio), ma alle società, come pure l’assoluto disinteresse per dettagli tecnologici che sono invece la struttura portante, ad esempio, delle serie di Star Trek e che, dopo il primo momento di novità, diventano irrimediabilmente noiosi.

Mi ha colpito il fatto che, sentiti un paio di amici sulle loro impressioni, abbia ricevuto invece giudizi freddini: si vede che, avanzando l’età, sono più sensibile a finali “romantici” come quello di BSG. Non m’interessa, ogni tanto sono contento se le cose vanno a finire bene. Badate però, non vuol dire che a BSG abbiano appiccicato un lieto fine dozzinale, anzi!

Che dire? Aspetto gli attori (tutti bravissimi) su altri set e specialmente Tricia Helfer, più brava che bella (e ce ne vuole!), in qualche film d’autore.

Infine, per capire il titolo del post, I see angels… mi spiace, ma dovete vedere la fine della serie.

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Vals Im Bashir

Paolo | 09/03/2009 | 1:12

Locandina del film Vals Im Bashir

Questa sera ho visto il film Vals Im Bashir, bellissimo film d’animazione che tratta il difficile tema della guerra tra Israele e Libano nel 1982.

Il film, a tratti molto crudo, è un percorso della memoria personale del protagonista, diciottenne al tempo dei fatti narrati, che non ricorda nulla della guerra e ripercorre a ritroso le vicessitudini che lo hanno visto coinvolto. Ed è un viaggio della memoria collettiva, che riporta indietro l’orologio della storia alla seconda guerra mondiale, quando nei campi di sterminio nazisti l’umanità si è macchiata di delitti atroci, di cui continua a macchiarsi.

Vi consiglio di vederlo: è un film toccante e ben realizzato.

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On Internet and TV

Paolo | 05/03/2009 | 0:07

Paul Graham has a very popular blog about his activity of venture capitalist, and sometimes about his beloved Lisp.

The last article, however, focuses attention on the battle between Internet and TV. The opinion of Graham is that TV has lost the battle, and this is my very same opinion, since at least a couple of years.

If you, like me, you hate TV and the stupidity of most TV shows, read the post of Graham, it contains a lucid analisys of the current situation and some very penetrating considerations about the near future.

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