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Online backup with Crashplan: my experience

Crashplan ETA for the first backup

Following this article of Lifehacker I decided to give a try to Crashplan, an online "cloud" backup service that seemed very promising to me because it supports many platforms (Linux and Android included) and offers an unlimited space plan for one computer for only $36 a year.

Installing the client for Linux is very easy, and presents all the typical backup options (timing, include/exclude paths, and so on).

I decided to include all the directory I already backup with a script of mine on a USB external hard drive.

The problem here is visible in the screenshot I saved: the estimated time for completing the first backup was 52 days!

It's not Crashplan fault, of course, but the fact is that here in Italy we are still very far from using a remote service like that.

Maybe I'll retry again in a a few… years.

Raccontare una corsa

Una Ferrari al Gran Premio di Monza 2010

Ho conosciuto Guido De Bortoli in occasione di una collaborazione per un sito dedicato al mondo dei motori, allrace.net. In quel caso vestiva i panni del web designer, mestiere questo che fa a tempo perso, ed è un peccato perché è molto bravo.

La vera passione di Guido è però la fotografia, in particolare quella di soggetto automobilistico. Inutile spendere altre parole, fate un salto a vedere la sua galleria relativa all'ultimo Gran Premio di Monza.

Avatar

Locandina del film Avatar

Alla fine sono andato a vederlo. Dare un giudizio sul film è difficile, perché gli aspetti tecnici e tecnologici sono talmente “importanti” da lasciare poco spazio per il resto.

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I see angels...

Hera: the first mother

È finita! Battlestar Galactica, secondo me la più bella serie televisiva di fantascienza mai prodotta, la trasmesso il suo ultimo episodio qualche giorno fa. La conclusione della serie, di cui non scrivo nel dettaglio per non rovinare il finale a chi non avesse ancora visto gli ultimi episodi, mette la parola fine a tutti (o quasi) gli interrogativi che via via si erano andati formando. La chiusura riguarda la bellissima bambina di cui vedete la foto qui affianco che, come si era già capito, riveste un ruolo fondamentale e per questo motivo è stata oggetto di molte contese durante le passate stagioni della serie.

Quel che mi è piaciuto di più in Battlestar Galactica è stato un tuffo nei temi della fantascienza classica, quella che fa letteratura e non semplicemente romanzetto d’appendice: una forte caratterizzazione psicologica dei personaggi protagonisti delle vicende narrate, come nella saga di Dune (il capolavoro di Herbert, non i vari film), dalla quale trae anche il tema religioso, che non è un’appendice ma parte integrante dell’universo umano… e non solo umano, a quanto pare!

Un altro aspetto, che mi ricorda invece Asimov, è la narrazione di ampio respiro, che abbraccia millenni ed è attenta non ai singoli individui (l’espediente dei cloni in primis ne è indizio), ma alle società, come pure l’assoluto disinteresse per dettagli tecnologici che sono invece la struttura portante, ad esempio, delle serie di Star Trek e che, dopo il primo momento di novità, diventano irrimediabilmente noiosi.

Mi ha colpito il fatto che, sentiti un paio di amici sulle loro impressioni, abbia ricevuto invece giudizi freddini: si vede che, avanzando l’età, sono più sensibile a finali “romantici” come quello di BSG. Non m’interessa, ogni tanto sono contento se le cose vanno a finire bene. Badate però, non vuol dire che a BSG abbiano appiccicato un lieto fine dozzinale, anzi!

Che dire? Aspetto gli attori (tutti bravissimi) su altri set e specialmente Tricia Helfer, più brava che bella (e ce ne vuole!), in qualche film d’autore.

Infine, per capire il titolo del post, I see angels… mi spiace, ma dovete vedere la fine della serie.

La somma dei giorni

Copertina del libro "La somma dei giorni"

Oggi è decisamente giornata di scrittura: tre post in un blog solitamente molto silenzioso.

Ho appena finito di leggere l’ultimo romanzo di Isabel Allende, La somma dei giorni, che è in realtà un’autobiografia o, per essere più precisi, la cronaca di quel che è accaduto negli ultimi vent’anni non solo a lei, ma a tutta la sua famiglia. È una famiglia molto numerosa, con figli acquisiti da precedenti matrimoni, nipoti, amanti e, al centro della tribù, la “castellana” Isabel.

Con i precedenti capolavori questo libro condivide la scrittura cristallina della Allende, divertente ed ironica, mai pesante anche nei momenti più drammatici, che fa emergere con naturalezza i sentimenti forti che albergano nel suo cuore e, apprendiamo, nel cuore di chi le sta accanto.

Il romanzo ha la forma narrativa della lettera, scritta alla figlia Paula, morta di porfiria nel 1992, che sempre l’accompagna nella sua vita e la guida nei momenti difficili. Uno spirito, presente e reale come quelli del suo primo romanzo, La casa degli Spiriti, e che ha dato l’impronta ad un po’ tutta la sua produzione letteraria.

Perché leggere l’autobiografia di Isabel Allende? Molto semplice, perché è divertente, ricca di episodi curiosi e romanzati ad arte in modo tale da mantenersi perfettamente verosimili senza diventare mai noiosi o scontati.

Inoltre, per chi ha qualche problema in famiglia, la lettura di “La somma dei giorni” rappresenta anche un’esperienza catartica. Non vi potrà mai capitare (spero!) che vostro figlio si sposi con una splendida ragazza, che abbia tre bellissimi bambini, e che poi sua moglie si innamori di… un’altra donna e decida di divorziare, con i bambini affidati una settimana al padre e l’altra alle due madri!

A tutti coloro che amano provare emozioni dalla lettura di un libro consiglio dunque quest’ultimo, come pure tutti glia altri, di Isabel Allende che scrive un tomo all’anno e non delude davvero mai le aspettative. Cosa ci stai preparando in questo momento?

Lunga vita, Isabel!

Vals Im Bashir

Locandina del film Vals Im Bashir

Questa sera ho visto il film Vals Im Bashir, bellissimo film d’animazione che tratta il difficile tema della guerra tra Israele e Libano nel 1982.

Il film, a tratti molto crudo, è un percorso della memoria personale del protagonista, diciottenne al tempo dei fatti narrati, che non ricorda nulla della guerra e ripercorre a ritroso le vicessitudini che lo hanno visto coinvolto. Ed è un viaggio della memoria collettiva, che riporta indietro l’orologio della storia alla seconda guerra mondiale, quando nei campi di sterminio nazisti l’umanità si è macchiata di delitti atroci, di cui continua a macchiarsi.

Vi consiglio di vederlo: è un film toccante e ben realizzato.

On Internet and TV

Paul Graham has a very popular blog about his activity of venture capitalist, and sometimes about his beloved Lisp.

The last article, however, focuses attention on the battle between Internet and TV. The opinion of Graham is that TV has lost the battle, and this is my very same opinion, since at least a couple of years.

If you, like me, you hate TV and the stupidity of most TV shows, read the post of Graham, it contains a lucid analisys of the current situation and some very penetrating considerations about the near future.

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