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La somma dei giorni

Paolo | 05/04/2009 | 19:59

Copertina del libro "La somma dei giorni"

Oggi è decisamente giornata di scrittura: tre post in un blog solitamente molto silenzioso.

Ho appena finito di leggere l’ultimo romanzo di Isabel Allende, La somma dei giorni, che è in realtà un’autobiografia o, per essere più precisi, la cronaca di quel che è accaduto negli ultimi vent’anni non solo a lei, ma a tutta la sua famiglia. È una famiglia molto numerosa, con figli acquisiti da precedenti matrimoni, nipoti, amanti e, al centro della tribù, la “castellana” Isabel.

Con i precedenti capolavori questo libro condivide la scrittura cristallina della Allende, divertente ed ironica, mai pesante anche nei momenti più drammatici, che fa emergere con naturalezza i sentimenti forti che albergano nel suo cuore e, apprendiamo, nel cuore di chi le sta accanto.

Il romanzo ha la forma narrativa della lettera, scritta alla figlia Paula, morta di porfiria nel 1992, che sempre l’accompagna nella sua vita e la guida nei momenti difficili. Uno spirito, presente e reale come quelli del suo primo romanzo, La casa degli Spiriti, e che ha dato l’impronta ad un po’ tutta la sua produzione letteraria.

Perché leggere l’autobiografia di Isabel Allende? Molto semplice, perché è divertente, ricca di episodi curiosi e romanzati ad arte in modo tale da mantenersi perfettamente verosimili senza diventare mai noiosi o scontati.

Inoltre, per chi ha qualche problema in famiglia, la lettura di “La somma dei giorni” rappresenta anche un’esperienza catartica. Non vi potrà mai capitare (spero!) che vostro figlio si sposi con una splendida ragazza, che abbia tre bellissimi bambini, e che poi sua moglie si innamori di… un’altra donna e decida di divorziare, con i bambini affidati una settimana al padre e l’altra alle due madri!

A tutti coloro che amano provare emozioni dalla lettura di un libro consiglio dunque quest’ultimo, come pure tutti glia altri, di Isabel Allende che scrive un tomo all’anno e non delude davvero mai le aspettative. Cosa ci stai preparando in questo momento?

Lunga vita, Isabel!

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I see angels…

Paolo | | 18:23

Hera: the first mother

È finita! Battlestar Galactica, secondo me la più bella serie televisiva di fantascienza mai prodotta, la trasmesso il suo ultimo episodio qualche giorno fa. La conclusione della serie, di cui non scrivo nel dettaglio per non rovinare il finale a chi non avesse ancora visto gli ultimi episodi, mette la parola fine a tutti (o quasi) gli interrogativi che via via si erano andati formando. La chiusura riguarda la bellissima bambina di cui vedete la foto qui affianco che, come si era già capito, riveste un ruolo fondamentale e per questo motivo è stata oggetto di molte contese durante le passate stagioni della serie.

Quel che mi è piaciuto di più in Battlestar Galactica è stato un tuffo nei temi della fantascienza classica, quella che fa letteratura e non semplicemente romanzetto d’appendice: una forte caratterizzazione psicologica dei personaggi protagonisti delle vicende narrate, come nella saga di Dune (il capolavoro di Herbert, non i vari film), dalla quale trae anche il tema religioso, che non è un’appendice ma parte integrante dell’universo umano… e non solo umano, a quanto pare!

Un altro aspetto, che mi ricorda invece Asimov, è la narrazione di ampio respiro, che abbraccia millenni ed è attenta non ai singoli individui (l’espediente dei cloni in primis ne è indizio), ma alle società, come pure l’assoluto disinteresse per dettagli tecnologici che sono invece la struttura portante, ad esempio, delle serie di Star Trek e che, dopo il primo momento di novità, diventano irrimediabilmente noiosi.

Mi ha colpito il fatto che, sentiti un paio di amici sulle loro impressioni, abbia ricevuto invece giudizi freddini: si vede che, avanzando l’età, sono più sensibile a finali “romantici” come quello di BSG. Non m’interessa, ogni tanto sono contento se le cose vanno a finire bene. Badate però, non vuol dire che a BSG abbiano appiccicato un lieto fine dozzinale, anzi!

Che dire? Aspetto gli attori (tutti bravissimi) su altri set e specialmente Tricia Helfer, più brava che bella (e ce ne vuole!), in qualche film d’autore.

Infine, per capire il titolo del post, I see angels… mi spiace, ma dovete vedere la fine della serie.

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This man doesn’t speak in my name!

Paolo | | 15:39

Story repeats again: the BBC reports Mr. Berlusconi “best” quotes in an article titled “In quotes: Berlusconi in his own words“.

I only want to point out that this person doesn’t speak in my name and neither does he represent me in any sense.

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