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Il destino nel nome

Paolo | 28/01/2008 | 23:50

Locandina di “The namesake”

Vivo a Vigevano, una città di quasi 60.000 abitanti in cui circolano più SUV che utilitarie, ed in cui non c'è una sala cinematografica degna di questo nome. Mi spiego meglio: a Vigevano non c'è un cinema, perché sono tutti chiusi. Su sessantamila abitanti sembra che a nessuno interessi il cinema, non solo quello impegnato, ma neppure le commedie di pessimo gusto che ci propinano a Natale, immancabili come un terremoto in Bangladesh, che colpisce con una furia cieca i più poveri.

In questa desolazione, che ha visto tutte le sale cinematografiche chiudere i battenti negli ultimi quindici anni, brilla l'impegno dell'associazione "La Barriera", che a fatica propone ogni anno -- in una vecchia sala cinematografica parrocchiale -- un programma di spettacoli di tutto rispetto a prezzi estremamente convenienti. Certo, le poltrone non sono comode come quelle dei multisala cui siamo soliti, ma dove potrei vedere altrimenti un film come "Il destino nel nome"?

"Il destino nel nome" (originale: "The namesake") è un film semplice, che racconta la storia di due giovani sposi Indiani emigrati negli anni '70 negli Stati Uniti. La vita riserverà loro molte avversità, non ultime quelle relative all'adattamento ad un clima ed una società, quella di New York, completamente diversa da quella nella quale erano vissuti fino ad allora.

È anche la storia dei lori figli, nati e cresciuti nella Grade Mela, che hanno ereditato una parte dei valori culturali dei genitori, ma sono più integrati nella realtà statunitense, e si sentono spaesati quando, per un lutto, la famiglia è costretta a tornare in India.

Ed è in particolare la storia del figlio primogenito, "Gogol", un nome buffo datogli in onore dello scrittore russo Nikolai Gogol, di cui il padre è grande appassionato. Questo nome, portato da sempre con una certa insofferenza dal ragazzo, è la cifra del suo rapporto di giovane americano con la cultura da cui proviene ed in cui, si scoprirà alla fine, affonda le proprie radici, molto più profondamente di quanto egli stesso non creda.

Non voglio darvi altri particolari sulla trama, che è peraltro molto lineare: se siete curiosi potete trovare decine di recensioni in rete, in Italiano ed Inglese, non sarà certo io a rovinarvi la sorpresa.

Il film è davvero bello e merita di essere visto per due ordini di motivi. Tecnicamente è ben girato, la regista Mira Nair ha colto magistralmente con la macchina da presa le diverse emozioni dei protagonisti. La fotografia è splendida, e non solo negli esterni girati in India, ma anche e soprattutto nei ritratti, nei primi piani e nelle "istantanee" di vita metropolitana. Gli attori sono perfettamente calati nel proprio ruolo, specialmente Tabu (splendida!), che interpreta la protagonista Ashima Ganguli, Irfan Khan, suo marito, e Kal Penn che interpreta Gogol. Meno convincente, ma davvero bellissima, Zuleikha Robinson, che interpreta Moushumi Mazoomdar, moglie di Gogol.

Al di là degli aspetti tecnici quello che colpisce sono le emozioni che il film suscita. La famiglia attraversa momenti di gioia e di estrema amarezza, di malinconia, di rabbia, di passione e di intimità, nel corso di una storia che si dipana per quasi venticinque anni. Alla fine rimane la sensazione di aver assistito ad una storia che probabilmente è molto più comune di quanto non si possa credere.

La scena che più ricordo: quando i due sposi vengono presentati l'uno all'altra, i genitori di lui precisano che "fa il dottorato di ricerca a New York in fibre ottiche", mentre quelli di lei sottolineano che loro figlia conosce la poesia inglese e le fanno recitare "I Wandered Lonely as a Cloud" di William Wordsworth, che lei declama in uno stentato Inglese che fa sorridere. Quello che mi ha colpito è stata la semplicità con cui due famiglie povere mostrano con orgoglio ciò che hanno di più prezioso: la cultura dei propri figli.

Altro che SUV...

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La ballata del programmatore

Paolo | 23/01/2008 | 0:34

Mortificazione del programmatore

Solo chi fa il programmatore riesce a capire che diavolo di lavoro sia. Io, dopo diversi anni, ancora mi stupisco della difficoltà assurda di certe situazioni, che mi rendono molto più simile ad un burocrate che ad un ingegnere.

Ad ogni modo Enrico Colombini (sulla rete Erix da sempre) ha scritto molti anni fa "La ballata del programmatore", canzone che riassume mirabilmente la disgrazia di questa professione, con la giusta dose di ironia e divertimento. Potete leggere il testo sulla pagina di Erix, mentre la musica dovrebbe essere quella di "Il pescatore" di Fabrizio De André. Per molto tempo ho canticchiato la ballata nella mente, ma da poco Marco di Francesco ha scritto un arrangiamento davvero ben fatto e Domenico Agostino ha prestato la voce, ed il risultato è brillante.

Potete ascoltare la ballata dal browser qui, oppure scaricare l'MP3 direttamente da questo blog (occhio che sono circa 5 Mb).

La pagina di MySpace di Marco di Francesco è questa: http://www.myspace.com/difra.

Concludo ringraziando i due musicisti, che non conosco, ma soprattutto Erix, che conosco da diversi anni e cui devo sempre una cena per l'aiuto che mi ha dato in almeno due occasioni critiche della mia vita.

Per inciso, nella foto ci sono io, in un (non raro) momento di sconforto davanti ad un monitor ed una tastiera. La foto è di Gigi, allora mio collega.

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Jazzanova

Paolo | 20/01/2008 | 16:47

Belle et Fou cover

Thanks to my friend Alex I recently discovered the Jazzanova group, which proposes very interesting nu-jazz and chillout music. I'm listening to their albums, finding them innovative. "Belle et Fou" is particularly interesting, and I'm continuously listening to "Outlines -- Just A Lil' Lovin' (DJ Edit)". Since Jazzanova are published by Sonar Kollektiv, you can buy albums in the traditional Compact Disc form or download them in MP3 and WAVE format, without any DRM applied. You are so free to copy your legally purchased music everywhere, listen in any MP3 capable appliance and make as many backups (real backups, not illegal copies!) as you need.

Sonar Kollektive price policy is also aggressive, so "Belle et Fou" is sold in MP3 format for 6.99 €, a very affordable amount that discourages illegal copies of the album.

You can also try the album tracks before deciding if you want to buy them, since low quality MP3 are available for download, and you can decide to buy only one track. For example in "Outlines -- Just A Lil' Lovin' (DJ Edit)" detailed page you find the link to the low quality MP3.

Enjoy Jazzanova's music :-)

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Christmas cleaning

Paolo | 04/01/2008 | 0:51

For Christmas I made some cleaning in my PC, so I removed a SCSI CD burner, with its interface complete of the bulky cable, and the glorious floppy disk drive, unused since many years.

The first and more visible consequence was a drastic reduction of the CPU temperature, dropped of about 20°C (36°F), from 65°C (149°F) to 45°C (113°F).

I always considered my AMD Athlon 64 processor the only responsible for the high temperature, even in normal condition of working, without CPU intensive tasks. I was wrong: the very bulky SCSI cable was probably the guilty.

Second and less important consequence was the considerably reduced boot time: I have no precise measurements but under both Linux and Windows the driver of the SCSI interface took several seconds to initialize.

So the quote of Henry Ford «Whatever you have, you must either use or lose» is still true today!

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